Sharing economy: nuovi scenari di rischio

Le assicurazioni per la sharing economy

Si chiama sharing economy, ovvero l’economia della condivisione. È un nuovo modello di business che si è imposto in conseguenza all’uso della tecnologia digitale. Attraverso internet le persone possono infatti condividere beni o servizi. I casi più popolari? Uber, il servizio di taxi “alternativi”, e Airbnb, creato per mettere in contatto le persone in cerca di un alloggio per periodi brevi. Se all’inizio si è effettivamente trattato di condividere cose o servizi più o meno gratuitamente, ora il fenomeno della sharing economy sta assumendo dimensioni notevoli: se nel 2014 si stimavano 15 miliardi di dollari, entro il 2025 la stima della società di revisione e consulenza PwC cresce a 335 miliardi. Dati allora questi numeri, la domanda da farsi è: chi si deve assumere il rischio nell’economia della condivisione?

È il quesito che si sono posti i Lloyd’s, e per saperne di più hanno incaricato la società Coleman Parkes di compiere un’indagine su questo nuovo tipo di business che consente ai proprietari di sfruttare risorse sottoutilizzate offrendo ai consumatori flessibilità e convenienza.

«La condivisione di beni e servizi crea nuove opportunità ma anche nuovi rischi», è scritto nel report “Sharing risks, sharing rewards” (condividere i rischi, condividere i premi). «Questi rischi sono complicati dal fatto che viene a crearsi una nuova relazione triangolare tra consumatori, fornitori del bene o del servizio e la piattaforma internet. Se, essenzialmente, il consumatore tende ad identificare la piattaforma internet come suo fornitore e quindi responsabile della loro esperienza, chi è in realtà il responsabile dei rischi?».

In base alle risposte dell’indagine sia i consumatori che i fornitori intervistati citano una serie di preoccupazioni sul rischio che rappresentano un freno alla crescita delle piattaforme internet di condivisione. La preoccupazione maggiore riguarda la sicurezza personale (52% delle risposte a livello globale), seguita dalla qualità del servizio (42%), dai danni alle attività (42%), dal furto (40%) e dalla mancanza di sufficienti garanzie nell’eventualità di inconvenienti di qualsiasi natura (38%). Nonostante i consumatori riconoscano le qualità della condivisione – accessibilità, convenienza, flessibilità – i benefici non sempre superano i rischi: il modo per superare questa incertezza è l’assicurazione.

«Il dibattito su chi deve proteggersi e/o farsi responsabile nel fornire l’assicurazione è in atto», avverte tuttavia il report del Lloyd’s. La maggioranza dei consumatori (53%) indica nelle piattaforme internet il responsabile della protezione, mentre la maggior parte delle piattaforme esaminate indicano nel consumatore (53%) o nel fornitore (27%) tale responsabilità.

Il problema resta da risolvere, insomma. E al momento sono i consumatori ad essere potenzialmente esposti ai rischi, frenando le chiare opportunità di crescita della sharing economy nella considerazione che, in presenza di un meccanismo di tutela, sarebbero volentieri propensi, come molti più fornitori di beni e servizi, ad approfittare di questo nuovo sistema economico.

«La tutela assicurativa può essere quindi un criterio valido per sviluppare un enorme potenziale di crescita rafforzando la fiducia dei consumatori», si legge nel report. «Il modello di sharing economy richiede però un approccio diverso nella gestione dei rischi. Occorre affrontare l’argomento in una maniera del tutto differente dai business “tangibili”, le attività nell’economia della condivisione sono spesso intangibili come la proprietà intellettuale e la reputazione in uno scenario molto più frammentato.

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