Investire in arte, tutelare l’arte

Investire in arte, tutelare l’arte

Più 1000%. Sì, mille per cento. Nell’ultimo periodo il mercato dell’arte contemporanea ha preso il volo, e solo tra Stati Uniti e Regno Unito il suo valore ha raggiunto ormai circa 45 miliardi di dollari. Un aumento monstre causato da diversi fattori, soprattutto dagli ingenti investimenti che arrivano da continenti di nuova ricchezza, come l’Asia e l’Africa. Ma c’è anche un altro fattore che ha contribuito al fenomeno: le cosiddette corporate collection, le collezioni d’impresa.

Pare, infatti, che l’arte giovi al business, ha sentenziato una ricerca dell’Università Cattolica con Axa Art e Banca Intesa Sanpaolo, perché dall’analisi dei bilanci d’esercizio sembra che si possa affermare che, in genere, le aziende che possiedono una collezione d’arte godano di buona salute e siano più inclini all’innovazione. Gli esperti dicono inoltre che la collezione d’arte è un modo innovativo per rafforzare l’immagine aziendale, distinguendosi dalla concorrenza. Se sfruttata con criterio, può essere un valido strumento di comunicazione e marketing.

Sebbene in Italia, come fanno notare gli esperti, l’attitudine verso le collezioni d’impresa sia in ritardo rispetto al panorama globale, da una decina d’anni anche nel nostro Paese la tendenza per questo tipo di collezionismo registra significativi incrementi. Mosse essenzialmente dalla passione del singolo imprenditore, ma adesso anche con l’attenzione al valore dell’investimento, queste collezioni, sempre secondo l’indagine dell’Università Cattolica con Axa Art e Intesa Sanpaolo, hanno raggiunto un valore medio di 5 milioni di euro con una prevalente preferenza per l’arte italiana.

Nel corso del 2017, come indica la ricerca “Il mercato dell’arte e dei beni da collezione” di Deloitte, è stato infatti constatato l’incremento di domanda di servizi professionali relativi alla gestione e alla protezione del valore investito in arte. Ma non è ancora sufficiente, dato che sempre dall’indagine dell’Università Cattolina, Axa Art e Banca Intesa Sanpaolo è emerso il dato che oltre il 60% delle imprese italiane che collezionano arte non ha la misura di grandezza del valore della propria raccolta o, se ce l’ha, non è aggiornata ai valori di mercato e, soprattutto, appena il 45% delle corporate collection italiane è coperto da polizze Fine Art, mentre il 44% delle aziende non identifica la propria raccolta d’arte come patrimonio dell’impresa ma, piuttosto, come collezione privata: sentenzia la mappatura nazionale delle collezioni d’impresa fatta da Axa Art e Makno.

Eppure, assicurare il valore di un’opera d’arte o di una collezione intera non riguarda solo la copertura di un eventuale furto. Si tratta di tutelare il bene dai danni anche accidentali che possono avvenire nei locali dell’azienda, in una galleria, in un museo o in una dimora privata. Pensiamo, per esempio, a banali infiltrazioni d’acqua o ai danni provocati dal pubblico interno o esterno, considerando inoltre la cosiddetta copertura da “chiodo a chiodo”, dal luogo fisico in cui si custodiscono abitualmente le opere al luogo dove sono temporaneamente depositate e/o esposte (in prestito), che prevedere eventuale restauro, rimborso del deprezzamento, depositi presso caveau esteri in caso di spostamenti in altre nazioni.

La copertura assicurativa è perciò una misura necessaria per proteggere l’opera, ma è indispensabile nell’ottica della sua valutazione. Nei suoi servizi Tower si affida anche alla competenza di compagnie che propongono l’intervento di professionisti per la creazione di un documento di stima che definisce il valore dell’opera o della collezione. La tutela assicurativa è un metodo professionale per valorizzare un investimento.

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